Incontri Pubblici

Uno dei settori che ImmaginAfrica ha sviluppato fin dall’avvio è la realizzazione di incontri aperti alla cittadinanza, destinati al pubblico scolastiico o riservati a specifiche categorie di professionisti. Vengono effettuati convegni, seminari, tavole rotonde, incontri con scrittori e cicli di incontri su tematiche di diverso genere.

2015

Libertà religiosa e pluralismo culturale. Incroci di civiltà e forme del disagio

Il Master in Studi Interculturali dell’Università di Padova ha organizzato per il 16 gennaio un incontro sul tema della libertà religiosa dal titolo “Libertà religiosa e pluralismo culturale. Incroci di civiltà e forme di disagio”.

Nella vita sociale e politica attuale la tematica religiosa sta andando incontro a molteplici forme di abuso. E’ sembrato, pertanto, giunto il momento di affrontare il problema della libertà religiosa e della libertà di culto nella sua relazione con i sistemi politici e sociali. È un tema che abbraccia la dimensione dei diritti umani, il quadro delle carte costituzionali e dei principi ad esse relativi, ma anche tutta la dimensione del pluralismo culturale e l’insieme di concetti con i quali si tenta di interpretarne e governarne le tendenze. In uno scenario culturalmente caotico, lo sviluppo della crisi e l’inasprimento della condizione generale d’incertezza chiedono di  rimettere in discussione le cornici interpretative fin qui utilizzate e consolidate per costruire nuove prospettive, facendo in modo che torni ad essere chiaro il profilo delle effettive poste in gioco.

L’articolazione dell’incontro, che si è svolto dalle ore 15.00 alle ore 17.30 circa nell’Aula Bortolami del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità di via Vescovado 30 a Padova, ha avuto la forma di una riflessione aperta in cui, come in un articolato brainstorming collettivo, si è fatto il punto della problematica e si è dato inizio alla messa a fuoco di ipotesi di approfondimento e d’intervento.

Sono intervenuti:

Stefano Allievi, Docente di Sociologia dell’Università di Padova, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Sociologia, Direttore del Master in Studi sull’Islam d’Europa.

Don Albino Bizzotto, Fondatore dell’associazione “Beati i Costruttori di Pace”, attivo sul territorio padovano e in campo internazionale sui temi della pace, del disarmo e della difesa dei diritti umani.

Adone Brandalise, Docente di Teoria della Letteratura dell’Università di Padova, Delegato del Rettore per l’Intercultura, Direttore del Master in Studi Interculturali.

Amina Crisma, Sinologa, Docente di Filosofie dell’Asia Orientale all’Università di Bologna, membro dell’Associazione Italiana Studi Cinesi (AISC).

Marco Ferrero, Avvocato ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Docente di diritto dell’immigrazione all’Università Cà Foscari di Venezia.

Don Elia Ferro, Responsabile della Pastorale dei Migranti della Diocesi di Padova, Parroco della Chiesa del Santissimo Nome di Gesù, meglio conosciuta come Tempio della Pace.

Marcello Ghilardi, Docente di Filosofia della Scuola Secondaria, studioso di Filosofia Orientale, Collaboratore della Cattedra di Estetica dell’Università di Padova.

Vincenzo Pace, Docente di Sociologia delle Religioni e di Religioni e Società dell’Università di Padova, Direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Interculturali e delle Migrazioni, coordinatore del Gruppo di ricerca LABREL (Laboratorio Religioni).

Marco Paggi, avvocato esperto di diritto del lavoro e di diritto degli stranieri e dei richiedenti asilo, docente del Master in Studi Interculturali.

Think global, act local, eat culture!

Il DiSSGeA – Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova – in cooperazione con l’AISU – Associazione Italiana Storia Urbana – e altri partner, fra cui il Master in Studi Interculturali, ha organizzato il Congresso internazionale “Food and the City“, che si è svolto a Padova dal 3 al 5 Settembre 2015 con pre-apertura all’Expo di Milano il 2 Settembre 2015.

Nell’ambito del Congresso, gli studenti del Master in Studi Interculturali hanno realizzato l’iniziativa “Think global, act local, eat culture!”, nel cui ambito è stato possibile degustare alcune pietanze originarie di tre diversi continenti (Asia, Africa, America latina), evocandone il legame con la storia personale dei ristoratori coinvolti.

L’evento, che si è svolto il 4 Settembre 2015, dalle ore 18:00 alle 19:20, presso l’Agorà del Centro Culturale S.Gaetano/Altinate di Padova intendeva valorizzare le diverse tradizioni culinarie presenti a Padova. Sono stati coinvolti 3 “chef” che hanno accompagnato gli ospiti in un’esperienza sensoriale in cui il cibo diviene veicolo di narrazione ed occasione d’incontro.

 PROGRAMMA

Ore 18:00

Ricordi congelati, di Leyla Khalil

Reading a cura di Eros Papadakis e Cinzia Zanellato

 Ore 18:20

Hummus e Felafel con Nada Abouashish

Degustazione di cibi palestinesi a cura del ristorante Aladino

 Ore 18:40

Tamales, Bunuelos e Casabe con Naida Hilton

Degustazione di cibi cubani a cura del ristorante Elleguà

 Ore 19:00

Injera e Zighinì con Almaz Ghebremedhin

Degustazione di cibi eritrei

Lo sguardo onesto del clandestino

Il Master in Studi Interculturali e il progetto ImmaginAfrica dell’Università di Padova hanno organizzato l’incontro “Lo sguardo onesto del clandestino”: l’immigrazione vista dagli occhi di un rifugiato, il regista etiope Dagmawi Yimer.

Venerdì 18 settembre alle ore 14.30 nella Sala Bortolami del Dipartimento DiSSGeA (via Vescovado 30 – Padova) l’appuntamento si è sviluppato su un doppio fuoco: la vicenda biografica del regista, sbarcato a Lampedusa nel 2006, e una riflessione sulla cinematografia. Per questo Dagmawi Yimer ha portato tre suoi documentari – Soltanto il mare, Va’ pensiero e Asmat –  espressione di un lavoro di impegno sociale realizzato non solo come denuncia ma come promozione e valorizzazione della cultura e dell’arte cinematografica.

Soltanto il mare viene girato a Lampedusa nel corso del 2010, periodo nel quale l’isola aveva smesso di fare notizia, e completato all’inizio del 2011, quando i nuovi sbarchi l’hanno riportata su tutti i media. Il film propone lo sguardo incrociato di due realtà che a Lampedusa raramente dialogano tra loro: quella di un migrante, in questo caso Dagmawi Yimer, sbarcato da clandestino sulle coste dell’isola nel 2006 e che a Lampedusa deve la sua stessa vita, e quella degli abitanti di Lampedusa. Se al migrante fresco di sbarco l’isola era apparsa come l’avanguardia del benessere,  con i suoi alberghi, le sue barche, i suoi turisti, alla sua videocamera si svela ora piena di problemi.

Va’ pensiero è il racconto incrociato di due aggressioni razziste a Milano e Firenze e della complicata ricomposizione dei frammenti di vita dei sopravvissuti. Milano: Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore senegalese residente in Italia da 14 anni, viene accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro di Milano. Firenze: Mor e Cheikh, immigrati anche loro dal Senegal e residenti a Firenze, vengono colpiti il 13 dicembre 2011 mentre sono al lavoro al mercato di San Lorenzo. Le storie dei tre protagonisti s’incrociano nel racconto delle loro drammatiche esperienze di vita e, malgrado tutto, le loro speranze di continuare a vivere in Italia, con la continua paura e incertezza di incrociare uno sguardo o un gesto che li riporti al momento dell’aggressione. “Non volevo fare scoop – dichiara Yimer –  ma raccontare le emozioni, le paure, i tentativi di rinascita, di chi, da un giorno all’altro, scopre di essere vittima di un odio omicida soltanto per il proprio colore della pelle. Un film che aiuti il ‘migrante’ ad uscire dall’anonimato e l’opinione pubblica a riscoprire l’uomo dietro la vittima”.

Chiude l’incontro Asmat, le cui immagini danno spazio ai nomi senza corpi dei morti nel naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Sono nomi carichi di significato, anche se il loro senso è difficile da cogliere per intero. Malgrado i corpi che li contenevano siano scomparsi, quei nomi rimangono nell’aria perché sono stati pronunciati, e continuano a vivere anche lontano dal proprio confine umano. Siamo costretti a contarli tutti, a nominarli uno per uno, affinché ci si renda conto di quanti nomi sono stati separati dal corpo, in un solo giorno, nel Mediterraneo.

 

Ricordi congelati

Domenica 11 ottobre nella sala Verde del Caffè Pedrocchi, nell’ambito della Fiera delle Parole, Leyla Khalil studentessa del Master in Studi Interculturali dell’Università di Padova ha presentato il suo racconto Ricordi congelati”.

Leyla Khalil  ha vinto la X edizione del Premio Speciale Slow Food, che premia le storie ispirate ai temi legati al cibo e alla sua produzione.

Il reading del racconto è stato curato da Eros Papadakis e Cinzia Zanellato.

Il premio fa parte del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, ideato da Daniela Finocchi e organizzato dalla Regione Piemonte e dal Salone Internazionale del Libro di Torino.

“Ricordi congelati” è stato premiato per «La profondità dei temi trattati: morte, cibo e lingua madre. La memoria di Tèta, la nonna della protagonista, è conservata nel freezer, sotto forma dei mille cibi che Tèta congelava. Nel racconto emerge la difficoltà della comunicazione in lingue diverse, dove i nipoti hanno perso, per la più parte, il contatto con la loro lingua madre e non possono che esprimere queste memorie per tentativi ed errori. Lo stile è maturo, incisivo. Il racconto potente».

Il racconto è stato pubblicato nell’antologia Lingua Madre Duemilaquindici. Racconti di donne straniere in Italia.

In questa antologia ritroviamo paesaggi interni ed esterni di esploratrici della parola e della vita che non smettono mai di cercare, di andare avanti, di costruire reti e relazioni, per affermare ancora una volta che non c’è io senza Altro: nell’altro io affondo le mie radici, con l’altro io mi confronto e mi riconosco, grazie all’altro posso costruire dei rapporti di solidarietà e d’amore. All’altro, infine, posso affidare me stessa e le mie parole. In questo modo, la tela dei legami continua ad essere tessuta insieme a quella delle storie, in un ordito di destini femminili che si allacciano, si sovrappongono, si mescolano e condividono il mondo.

Atse Tewodros Project

Venerdì 2 ottobre 2015 all’ Auditorium del Liceo artistico “A. Modigliani” si è tenuto il concerto Atse Tewodros, un dialogo musicale tra musicisti italiani ed etiopi.
Lo spettacolo è stato realizzato nell’ambito del Master in Studi Interculturali, con il contributo finanziario dell’Università di Padova.

Atse Tewodros Project nasce dalla volontà di Gabriella Ghermandi, scrittrice, narratrice e cantante italo-etiope, di far incontrare musicisti etiopi ed italiani per costruire un momento d’incontro, dialogo e creazione artistica.

Il progetto è iniziato nel 2010 ad Addis Abeba dalla collaborazione del compositore etiope Aklilu Zewdie con il Professor Berhanu Gezaw, il pianista e compositore Michele Giuliani, il bassista Marcello Piarulli, il percussionista Cesare Pastanella, i musicisti etiopi di tradizione Yohanes Afework (washint), Endris Hasan (masinqo), Fasika Hailu (kirar) e Mesale Legese (batteria kebero).

Prende il nome da uno dei più amati Imperatori della storia d’Etiopia, Atse Tewodros: il primo non appartenente alla casa imperiale d’Etiopia, ma capace di arrivare al trono grazie alla sua volontà e al suo carisma, che ha saputo conquistare il popolo fino ad indurlo a rompere con una tradizione secolare per sostenere la sua ascesa per la guida del Paese. L’Imperatore che modernizzò l’Etiopia, pur rispettando le tradizioni, ma anche colui che combatté contro l’esercito della Regina Vittoria e garantì l’indipendenza all’Etiopia nel secolo della colonizzazione.

Da dicembre 2013, Atse Tewodros Project è anche un disco, composto di 9 canzoni a firma di Gabriella Ghermandi, Aklilu Zewdie e Inish Hailu Berhanu Gizaw: nove brani in cui i moduli e le scale pentatoniche della musica tradizionale etiope si mescolano agli strumenti europei suonati in chiave jazz.

Grazie a questo incontro, il pubblico italiano può avvicinarsi alla musica etiope e sostenere allo stesso tempo i musicisti etiopi che suonano strumenti tradizionali. Atse Tewodros Project è anche un’occasione per riflettere sulla storia delle relazioni tra Italia ed Etiopia, troppo spesso dimenticata o proposta in versione edulcorata nel nostro Paese. Grazie anche al recupero dei canti dei partigiani etiopi che combattevano il regime fascista, diventa un percorso di memoria pubblica, oltre che personale, e un modo per parlare di percorsi umani e migranti, di identità plurali.